.com o .it: quale dominio conviene per un'azienda italiana

La domanda sembra tecnica ma è quasi tutta commerciale. Chi sono i tuoi clienti, dove vuoi arrivare fra cinque anni e chi ha già preso il nome contano più di qualsiasi considerazione sul posizionamento.

Cristian Laporta1 settembre 20268 min di letturaSiti web

Tastiera di computer con le dita sopra, in primo piano

Se vendi in Italia a clienti italiani, .it è la scelta giusta: dà un vantaggio geografico esplicito sulle ricerche italiane e comunica subito dove sei. Se hai ambizioni internazionali o il tuo nome è un termine inglese, .com è più adatto. La differenza di posizionamento fra i due, a parità di tutto il resto, è piccola: pesa molto di più cosa c'è sul sito.

È una delle prime decisioni di un progetto ed è una delle poche difficili da cambiare dopo. Non perché sia tecnicamente complicato, ma perché il tuo indirizzo finisce su biglietti da visita, furgoni, fatture e nella testa dei clienti. Vale la pena deciderla con qualche riferimento invece che a sensazione.

La differenza che conta davvero per Google

Le estensioni nazionali come .it sono trattate come un segnale geografico esplicito: dicono al motore che quel sito si rivolge a un pubblico italiano. Le estensioni generiche come .com non dicono nulla sulla geografia, e la destinazione va comunicata in altri modi (contenuti in italiano, lingua dichiarata, dati aziendali, eventualmente le impostazioni di destinazione internazionale).

Aspetto.it.com
Ricerche dall'ItaliaPiccolo vantaggio geografico automaticoNessuno svantaggio se il sito è chiaramente italiano
Ricerche dall'esteroSvantaggio: segnala un ambito nazionaleNeutro, adatto a mercati multipli
Fiducia percepita in ItaliaAlta: dice «azienda italiana»Alta: dice «azienda strutturata»
Disponibilità dei nomiMigliore: molti nomi ancora liberiScarsa: i nomi brevi sono presi da anni
Costo annuo indicativo8 – 20 €10 – 25 €
Chi può registrarloChiunque, anche persona fisicaChiunque

Quanto pesa, in proporzione. Nella nostra esperienza l'estensione entra fra i fattori minori. Un .com con contenuti utili, veloce e con una scheda Google Business curata batte un .it vuoto in qualsiasi ricerca locale. Se stai scegliendo fra i due sperando di risolvere il posizionamento, stai guardando la leva sbagliata.

Quando scegliere .it senza pensarci

  • Vendi o operi solo in Italia. Studi professionali, artigiani, ristorazione, servizi alla persona, commercio locale.
  • Il nome è italiano. Un nome italiano su un .com genera una piccola dissonanza; su un .it suona a posto.
  • Vuoi comunicare radicamento. In alcuni settori «azienda italiana» è parte della proposta, non un dettaglio.
  • Il .com equivalente è occupato da qualcuno che non lo mollerà. Meglio un .it pulito che un .com storpiato con trattini o parole aggiunte.

Quando scegliere .com

  • Hai clienti fuori dall'Italia, o pensi di averne entro pochi anni.
  • Il nome è inglese o inventato. Un marchio senza connotazione geografica sta meglio su un'estensione senza connotazione geografica.
  • Vendi software o servizi digitali. È il settore in cui il .com resta lo standard atteso.
  • Prevedi di aprire versioni per altri Paesi. Con un .com puoi organizzare le lingue in sottocartelle senza cambiare dominio.

Il caso più frequente: il nome è già preso

Qui si fanno gli errori peggiori, perché si cerca di salvare il nome a qualunque costo. In ordine di preferenza:

  1. Cambia estensione, non nome. Se nomeazienda.com è preso e nomeazienda.it è libero, prendi il .it. Il nome resta intatto ed è quello che le persone ricordano.
  2. Aggiungi una parola che ha senso. nomeazienda-studio.it o nomeaziendasrl.it funzionano perché si dicono al telefono senza spiegazioni.
  3. Valuta l'acquisto. Un dominio occupato ma inutilizzato spesso si compra. Prima di scartarlo, chiedi il prezzo: a volte è meno di quanto costerebbe rifare il marchio.
  4. Cambia nome. Se sei all'inizio, un nome libero ovunque vale più di un nome perfetto che esiste solo storpiato.

Da evitare. Trattini multipli (la-mia-azienda-srl.it), numeri al posto di parole, e le estensioni esotiche a basso costo. Il problema non è tecnico: è che al telefono devi spiegare l'indirizzo, e ogni spiegazione è un cliente che non arriva.

Prendere più estensioni: quando ha senso

Registrare sia il .it sia il .com del proprio nome costa una ventina di euro l'anno ed è una forma economica di tutela del marchio: evita che qualcun altro apra un sito con il tuo nome. La regola è semplice: un solo dominio ospita il sito, gli altri lo reindirizzano con un redirect 301. Avere lo stesso sito raggiungibile davvero su due indirizzi è invece un problema, perché duplica i contenuti.

Le regole valide per qualunque estensione

  • Intestalo a te o alla tua azienda. Mai all'agenzia, mai al cugino che «se ne intende».
  • Attiva il rinnovo automatico e tieni aggiornato l'indirizzo email di contatto: i domini scaduti per una mail non letta sono una piccola tragedia ricorrente.
  • Blocca il trasferimento se il fornitore lo permette: protegge da spostamenti non autorizzati.
  • Scegli un indirizzo che si detta al telefono senza ripeterlo tre volte. È il vero collaudo.
  • Registralo prima di stampare qualsiasi cosa. Sembra ovvio, e succede lo stesso.

Domande frequenti

È meglio un dominio .com o .it per posizionarsi in Italia?

Il .it dà un piccolo vantaggio geografico esplicito sulle ricerche italiane, ma è un fattore minore: contano molto di più i contenuti, la velocità e i segnali locali. Se lavori solo in Italia il .it è la scelta naturale; se hai o vuoi avere clienti all'estero, il .com è più adatto.

Avere sia il .it sia il .com danneggia il posizionamento?

No, se uno solo ospita il sito e l'altro lo reindirizza con un redirect 301. Diventa un problema solo se lo stesso sito è realmente raggiungibile e indicizzabile su entrambi: in quel caso duplichi i contenuti e i motori devono scegliere quale considerare.

Quanto costa un dominio all'anno?

Un .it sta fra 8 e 20 € l'anno, un .com fra 10 e 25 €, secondo il fornitore e i servizi inclusi. Diffida delle offerte a un euro il primo anno senza vedere il prezzo di rinnovo: la differenza si paga dal secondo.

Cosa faccio se il dominio che voglio è già registrato?

Nell'ordine: prendi la stessa parola con un'altra estensione, aggiungi una parola che si dice bene al telefono, prova a comprarlo da chi lo detiene (se è inattivo spesso è in vendita), oppure cambia nome se sei ancora all'inizio. Da evitare i trattini multipli e i numeri.

Posso cambiare dominio dopo, se sbaglio?

Sì, con una migrazione fatta come si deve: redirect 301 uno-a-uno da ogni vecchio indirizzo al nuovo, e i redirect tenuti attivi a lungo. Si perde qualcosa nell'assestamento e si rifà tutto il materiale stampato: è fattibile, ma è il motivo per cui conviene deciderlo bene la prima volta.

Il dominio deve essere intestato a me o all'agenzia?

A te o alla tua azienda, sempre. L'agenzia può gestirlo tecnicamente, ma l'intestazione dev'essere tua: è il tuo indirizzo e ti serve poterlo spostare senza dipendere da nessuno. Si verifica pubblicamente con una ricerca whois.

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